FATTORE DI ESECUZIONE DEL MOVIMENTO Dai vari campi della ricerca educativa emerge chiara la tendenza a considerare più coerente ed aggrovigliato il legame fra le aree della personalità nelle prime fasi dello sviluppo dell’individuo, per poi assumere progressivamente ciascuna di esse una più chiara e delineata definizione dei propri ambiti e tempi evolutivi, pur restando però unitario il significato della condotta umana. E’ in questa ottica perciò che l’educazione dell’area corporea, fino al momento della completa strutturazione del suo “schema”, tende ad essere una educazione attraverso il movimento, che si pone essenzialmente l’obiettivo di esercitare e migliorare, grazie al gioco delle funzioni psicomotorie lo sviluppo del sistema nervoso centrale, coordinatore per eccellenza di tutta la sfera individuale. Esauritosi però questo periodo ed essendosi “specializzata” ciascuna nel proprio settore le facoltà umane ( le operazioni ) logico – formali infatti, superamento si quelle psicomotorie, sono di ordine squisitamente mentale ), l’educazione corporea può anch’essa perseguire scopi che le siano più propri, affrontare con gradualità ed in forma pedagogicamente corretta l’educazione del movimento, che si colloca con precisa fisionomia all’interno del progetto educativo. La sua attenzione si rivolge allora ad obbiettivi di sviluppo fisiologico generale ( funzione respiratoria e cardiocircolatoria ) e di sviluppo di quelle qualità muscolari ed articolari strettamente collegate alla efficacia del movimento. Il potenziamento fisiologico si riferisce in particolare modo al miglioramento della funzione cardiorespiratoria, ogni sforzo infatti, proporzionalmente all’aumento del lavoro mescolare, necessità di un aumento del consumo di ossigeno, e quindi di un adattamento metabolico a livello cellulare. Quando l’impulso motorio perviene alla placca motrice ha inizio la contrazione muscolare grazie ad una serie di processi che trasformano l’energia chimica in energia meccanica; questi processi possono avvenire in regime anaerobico, senza la presenza di ossigeno, ed in regime aerobico, in presenza di ossigeno. Al regime anaerobico si riferiscono due serie di reazioni: la prima riguarda la scissione dell’acido adenosin – trifosfato e ATP, ed è detta reazione anaerobica alattacida, senza formazione di acido lattico; la seconda si riferisce alla scissione alla scissione del glicogeno, detta reazione anerobica lattacida perché nella sua tappa finale risulta presente acido lattico. In regime aerobico e quindi in presenza di ossigeno si realizza l’ossidazione di una parte di acido lattico il quale poi si risintetizza in glicogeno fornendo energia necessaria a restituire al muscolo la condizione di riposo. “Dunque schematicamente le fonti energetiche del lavoro muscolare possono essere distinte, come si è visto, ossidative ( dette più comunemente aerobiche ) ed anossidative (dette anche anaerobiche). Fra i sistemi di cui la macchina umana può disporre per la produzione di energia, quello più importante è costituito dalle reazioni ossidative che consentono, mediante l’utilizzazione di sostanze energetiche e l’apporto di ossigeno, la produzione di energia di ad alto rendimento e cioè a basso costo, per assolvere quindi alle funzioni del movimento attraverso il sistema di produzione energetica anaerobica invece, il muscolo può ottenere livelli di energia notevolmente maggiori nell’unità di tempo, ma per breve durata. Riassumendo il meccanismo anaerobico è un sistema che interviene quando il processo ossidativo normale non risulta sufficiente a sopperire alle necessità dell’organismo; esso risulta tuttavia il sistema di scelta quando venga richiesta all’organismo una prestazione lavorativa “esplosiva” caratterizzata perciò dalla liberazione della massima potenza muscolare per breve tempo.
Questi due aspetti della resistenza organica, una aerobica l’altra anaerobica, fanno si che le varie attività sportive siano state classificate in:
PREVALENTEMENTE ANAEROBICHE quelle la cui durata varia da 20 a 40-45 secondi e vi appartengono, ad esempio, le corse veloci, di atletica leggera e di ciclismo su pista, il pattinaggio veloce ecc.
Attività ad impegno AEROBICO-ANEROBICO PASSIVO, la cui durata dello sforzo varia tra i 40 secondi ed i 4 o 5 minuti, come i 400 e gli 800 metri piani dell’atletica leggera, i 100 e 200 metri nel nuoto, ecc.
Attività prevalentemente AEROBICHE la cui durata è superiore ai 5 minuti come la marcia, alcune gare di nuoto, lezione di ginnastica aerobica, la corsa piana di mezzofondo, ecc.
Attività ad impegno AEROBICO-ANAEROBICO ALTERNATO cui appartengono la maggior parte degli sport di squadra, il tennis, alcune gare di ciclismo.
Il lavoro di potenziamento aerobico dunque si rivolge all’attività del cuore, dei vasi e della respirazione affinchè attraverso gli scambi ossidativi essi pareggino il conto con le aumentate richieste da parte dell’organismo. Grande importanza assume in questo ambito l’aumentata “capillarizzazione” che permette un maggior afflusso sanguigno; esso si raggiunge, secondo moderne vedute attraverso stimoli di media intensità, cosicchè la corsa prolungata di media velocità risponderebbe bene a questo scopo.
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