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TEORIA DELL'ADATTAMENTO... PDF Stampa E-mail

TEORIA DELL'ADATTAMENTO DI PIAGET

 assimilazione processo di assimilazione

processo

di adattamento processo di accomodamento L’essere autonomo dispone, come già sottolineato più volte, delle sue proprie leggi di funzionamento. Ne deriva che, secondo le strutture, cioè gli organi che possiede, possono manifestarsi differenti modalità di autonomia (sec. Pierre Vendryes): - l’insieme metabolico da cui dipende la stabilità dell’ambiente interno - l ’autonomia motoria che permette di evolvere nel proprio ambiente - l’autonomia mentale che ha per struttura il sistema nervoso centrale e soprattutto il cervello che è il centro di comando e di controllo della autonomia. L’autonomia mentale raggruppa l’insieme delle attività intellettuali, affettive ed emotive. Essa si manifesta particolarmente attraverso la creazione di idee nuove: creazione artistica o teorie intellettuali.  L’approccio funzionale del movimento Coloro che utilizzano il movimento come mezzo educativo e/o rieducativo devono tener conto del fatto che esso ha, secondo Buytendijk in Attitudes et mouvements (ripreso da Le Boulch), un doppio significato: espressivo operativo o transitivo (efficacia del movimento) e che i due aspetti sono complementari fra loro. Possiamo pertanto parlare di * Movimenti espressivi: più primitivi, corrispondono ad un paralinguaggio, riguardano la persona stessa e non implicano un obiettivo esterno da raggiungere, sono rappresentati dagli atteggiamenti e mimiche di natura espressiva, che traducono il vissuto psico-affettivo ed emozionale del soggetto attraverso tensioni muscolari e movimenti inconsci. La componente espressiva del movimento è direttamente legata alle variazioni della funzione energetica che fluttua in funzione degli stimoli che pervengono all’organismo e in funzione dello stato dei bisogni organici (alimentari, sessuali ecc.), dei bisogni psicologici (capacità di autoaffermazione ad esempio nel gioco libero per il bambino, nello sport per l'adolescente, nella valorizzazione sociale del suo lavoro per l'adulto), dei bisogni di interazione sociale (desiderio di entrare in relazione con gli altri). La soddisfazione di questi bisogni porta ad un equilibrio energetico, equilibrio che a sua volta va ad influenzarefavorevolmente gli atteggiamenti e l’efficacia delle azioni motorie.* Movimenti transitivi o operativi: hanno una finalità esterna alla persona, si definiscono in rapporto alla relazione con l’ambiente attraverso principalmente le prese di informazione esterocettive (come un’azione per avere la padronanza di un oggetto o un’azione intenzionale rivolta verso una persona per comunicare o una attività motoria con l’intento di superare un ostacolo).  Nell’utilizzo del movimento si possono riconoscere due modalità educative: - si può fare educazione del movimento - si può educare tramite il movimento La prima si rivolge unicamente all’aspetto operativo del movimento (cerca di migliorare l’azione motoria”, non prende in considerazione l’aspetto espressivo ed affettivo, come avviene nella tradizionale educazione fisica). La seconda integra le due dimensioni, l’espressiva e la operativa, prende in carico la totalità della persona, considerandola nella globalità delle sue funzioni psicomotorie e mentali (cognitive ed energetico-affettive) (vedi schema pag.10 e quadro di analisi funzionale.Le situazioni-problema e l’apprendimento motorio Nel costruire le situazioni-problema nelle quali i soggetti dovranno aggiustarsi, si dovrà valutare il grado di difficoltà della situazione proposta, tenuto conto di quelle che sono le possibilità attuali della persona che abbiamo di fronte. E’ necessario sottolineare che in un primo momento, nell'aggiustamento globale (quando la persona risponde alla consegna come è capace) la funzione cognitiva interviene solo in relazione allo scopo daraggiungere (saltare un ostacolo, tirare al bersaglio, ecc.); in questa situazione la persona mette in gioco i suoi automatismi personalizzati, che possono anche non essere completamente adeguati alla situazione; nel caso l’aggiustamento non risponda del tutto alla consegna, portando l’attenzione del soggetto su un dettaglio dell’automatismo che è necessario modificare (apprendimento per dissociazione o percettivo-motorio) si sollecita la sua funzione di interiorizzazione ed il soggetto arriverà a “sentire”, a prendere coscienza della parte del corpo interessata (informazione propriocettiva). Facciamo il caso della ricerca di un equilibrio dinamico: posti tre cerchi a terra ad una certa distanza, si prende una breve rincorsa, si continua nei primi due cerchi e ci si deve fermare nel terzo in completa stabilità (scopo dell’azione); nel caso questo non avvenga, si attira l’attenzione di volta in volta sull’appoggio dei piedi, sulle ginocchia tenute rigide (come sono le tue ginocchia?), sul bacino, ecc., cioè si prende coscienza delle parti del corpo coinvolte. Nell’aggiustamento cognitivo o con programmazione mentale, non c’è più soltanto cosciente lo scopo da raggiungere, ma interviene un particolare sforzo di concentrazione per analizzare il gesto (si ricordi la situazione di lanci in differenti maniere passando in un cerchio e inviando il pallone ad un compagno di fronte); la cosa riesce più facile quando si può contare su posture ben stabilizzate che il soggetto sente di poter controllare; lo sforzo percettivo non produce un effetto immediato, spesso al contrario in un primo momento abbassa il livello di performance, ma nel nostro iter metodologico si cerca di arrivare innanzitutto ad un miglioramento della risposta funzionale (miglioramento della organizzazione dello schema corporeo), il miglioramento della performance ne sarà la logica conseguenza. Strutturazione dello schema corporeo La nozione di schema corporeo è un concetto neurologico che corrisponde all’insieme delle strutture nervose che trattano l’informazione propriocettiva. Ma, contrariamente al trattamento delle informazioni esterocettive, non esistono aree primarie corrispondenti, cioè a livello corticale della percezione cosciente le informazioni propriocettive sono sempre associate alle informazioni esterocettive visive e sonore (compreso il linguaggio), ai dati relativi al corpo vissuto affettivo ed alla funzione simbolico-verbale. I supporti neurologici dello schema corporeo, secondo Ronald Melsach della McGill University di Montreal, come riporta Le Boulch, sarebbero almeno tre circuiti del cervello: - il primo sarebbe il classico circuito sensoriale che passa per il talamo e si proietta nel centro somestesico ( zone 1-2-3- della corteccia parietale) - il secondo attraverserebbe la formazione reticolare del tronco cerebrale e si collegherebbe con il sistema limbico, il quale gioca un ruolo nelle emozioni e le motivazioni (al quale si assocerebbe l’emisfero destro che gioca negli aggiustamenti d’urgenza in un situazione imprevista). - il terzo sarebbe costituito dalle aree corticali che intervengono nella presa di coscienza delle informazioni propriocettive, non ancora conosciute con precisione. Le aree 39, 40 presso le aree del linguaggio, le aree 5 e 7 la cui attività è legata all’area 4 di Brodman giocano pure loro un ruolo a livello di schema corporeo cosciente. Definiamo allora lo schema corporeo e la sua emergenza mentale, la immagine del corpo, come “ una intuizione di insieme o una conoscenza immediata che noi abbiamo del nostro corpo nel rapporto delle sue differenti parti fra loro e nei suoi rapporti con lo spazio circostante degli oggetti e delle persone ”. Dunque la nozione di schema corporeo si identifica con quella di immagine del corpo, tenuto conto che entrambe le espressioni esprimono con linguaggi complementari, l’uno neurologico e l’altro psicologico, una sola e stessa realtà fenomenologica che è quella del corpo proprio” (Head – 1911) Questa nozione spiega la sensazione di più o meno grande disponibilità che noi abbiamo del nostro corpo ed è il risultato di una strutturazione la cui evoluzione ed il cui arricchimento avverrebbe in modo permanente grazie al contatto continuo dell’essere globale, motorio, intellettuale, affettivo, con il mondo esterno. La strutturazione dello S.C. richiede naturalmente la integrità delle strutture pre-programmate geneticamente, ma anche la loro messa in attività funzionale nel corso delle diverse tappe dello sviluppo motorio. Il passaggio da uno S.C. Incosciente a quello Cosciente avviene secondo De Ajuriaguerra tramite tre tappe evolutive per il gioco della funzione di interiorizzazione: - tappa del corpo vissuto: dalla nascita a 3 anni, lo S.C. corrisponde ad un intuizione d'insieme immediata e incosciente che il bambino ha del suo corpo, sia statico che in movimento, nel rapporto delle differenti parti fra loro e nei loro rapporti con lo spazio circostante degli oggetti e delle persone. La più o meno grande disponibilità del bambino verso il suo mondo è vissuta a livello affettivo e comporta risposte a livello senso-motorio. Educare e/o rieducare il corpo utilizzando il movimento con un approccio funzionale significa aiutare la persona a farsi carico della sua propria motricità, sapendola gestire e modulare in tutte le sue espressioni, quindi anche in relazione alle emozioni ed alle tensioni: ciò porta ad acquisire una disponibilità corporea che si traduce anche in un miglioramento della attenzione. L’educazione del corpo, interessandosi più alla persona che all’esercizio (considerato un mezzo per far evolvere le funzioni), sviluppa competenze operative che si ripercuotono sul quotidiano prima di tutto e sulle attività più legate alle scelte o alle caratteristiche di ciascuno: ciò corrisponde al concetto di trasversalità della educazione tramite il movimento. In questa ottica, come dice Le Boulch, il movimento diventa il filo conduttore che può essere utilizzato per tutta la vita nel momento in cui tramite la propria azione sul mondo esterno il soggetto conquista e cerca di mantenere l’unità e la coerenza della propria persona psichica e sociale. Dalla scuola materna all’università, le istituzioni educative sono le sole strutture sociali stabili che possono giocare questo ruolo, anche se si stanno moltiplicando le strutture che affiancano la scuola a questo scopo. Nell’età adulta ed anziana altre agenzie possono farsi carico di questo ruolo. Tutti coloro che utilizzano il movimento come supporto per migliorare le funzioni dei soggetti nelle varie età non possono non tenere conto della necessità - di saper compiere una analisi funzionale (v.quadro pag.23) - di conoscere le varie tappe evolutive delle varie funzioni (schema pag.55-56) Qui di seguito verrà velocemente riassunto come il movimento evolve e può essere stimolato nel bambino fino alla età adulta per favorire la conoscenza di sé e la capacità di gestirsi. Questa sintesi vuole essere un punto di riferimento per poter osservare in modo mirato l’adulto e l’anziano, che attraverso determinate tappe sono passati, ricavandone un più o meno ricco schema corporeo. Il riassunto di quelli che sono stati i passaggi evolutivi nel bambino e l’adolescente, facilita la messa a punto di un lavoro che possa colmare o ridurre eventuali lacune e limitazioni accumulate dall’adulto o dall’anziano, ciò che inevitabilmente compromette una certa autonomia e la disponibilità del proprio corpo. Le situazioni sintetizzate nel seguito degli appunti possono essere opportunamente adattate a seconda delle necessità dei soggetti, tenuto conto che le funzioni hanno una loro evoluzione e che decadono con il passare degli anni molto più rapidamente se non opportunamente utilizzate, al di là degli eventuali eventi legati all’insorgere di malattie, traumi, ecc. Un progetto educativo o rieducativo non può non tenere conto della “storia” già passata. Un esempio per tutti: il neonato passa attraverso varie fasi di controllo tonico prima di arrivare alla stazione eretta con una sequenza cefalo-caudale e prossimo-distale, sequenza che ci permette di comprendere meglio la perdita di questa capacità funzionale (stare in stazione eretta). Un altro esempio: il bambino arriva alla stazione eretta passando attraverso la fase del rotolamento, la reptazione, la quadrupedia (non sempre), mette in atto un abbozzo di arrampicata, tutte azioni che si tende a perdere con gli anni, giusto quindi, nei limiti delle possibilità individuali, con opportuni accorgimenti, mantenere queste possibilità di movimento. SALVATORE GALLO    Mantenimento della efficienza del bagaglio funzionale in età adulta e anziana Quanto esposto corrisponde ai prerequisiti necessari per avere una certa autonomia e disponibilità corporea alla fine del periodo evolutivo e per il resto della vita. Come abbiamo detto più volte, l’efficacia della persona sulla realtà, passa per il recupero, il mantenimento ed il miglioramento, ove possibile, del bagaglio funzionale individuale. Qui di seguito si schematizzano le funzioni che siamo andati ad interessare e le situazioni che le possono privilegiare: il lavoro che abbiamo praticamente svolto in palestra sarà tenuto in considerazione come esemplificazione di un iter metodologico che continuamente ha oscillato fra un lavoro di aggiustamento (messa in gioco delle proprie possibilità in base alla consegna data) ed un lavoro percettivo che potesse migliorare man mano l’aggiustamento, che da globale è arrivato ad essere più mirato e cioè programmato mentalmente nella ricerca di un gesto preciso (si pensi ad esempio a tutto il lavoro di affinamento propriocettivo da supini, da seduti, in piedi). Il Quadro delle funzioni di pag.23, completato da quello della pagina 27, può costituire sia uno strumento di osservazione che una base per costruire progetti individualizzati o per gruppi. Come punto di riferimento per la scelta di situazioni-problema ed esercizi, opportunamente adattati secondo le indicazioni avute in questo corso, si consigliano i seguenti libri - L’EDUCAZIONE PSICOMOTORIA NELLA SCUOLA ELEMENTAREJean LE BOULCH - UNICOPLI ED. - SPORT EDUCATIVOJean LE BOULCH – ARMANDO ED. Questi appunti sono stati liberamente tratti e rielaborati da: - MOUVEMENT ET DEVELOPPEMENT DE LA PERSONNEJean Le Boulch - Vigot – Paris - LE CORPS A L’ECOLE AU XXI SIECLEJean Le Boulch – PUF Presse - Universitaire de France- Paris    AGGIUSTAMENTOPERCEZIONE DELLO SPAZIO• 3 profili - inibito - insicuro - aggiustamento controllato - aggiustamento impulsivo • Controllo tonico • Equilibrio • Coordinazione dinamica generale (dominanza) • Aggiustamento sulla musica • Coordinazione oculo - manuale • Esercizi grafici di pre - scrittura -----------------------------------------------• Aggiustamento posturale (seduti - in piedi) • Dissociazione dei movimenti e miglior controllo -----------------------------------------------• Passare dallo spazio topologico allo spazio euclideo • Consolidare le nozioni - Dentro - fuori - Sopra - sotto - Intorno ecc • Riconoscimento di forme manipolabili • Apprezzamento delle dimensioni (seriazione) aumentare le scoperta delle forme percepite grandi forme a con riproduzione partire dagli grafica spostamenti Riproduzione grafica • Scoperta della Destra e Sinistra presso gli altri (decentrazione) • Orientamento relativo   PERCEZIONE DEL CORPO PROPRIO (Schema corporeo) PERCEZIONE TEMPORALE Disegno dell'omino Evoluzione • Scoperta delle parti del corpo • Messa in relazione delle parti del corpo • Scoperta degli assi - avanti - dietro - alto - basso - asse laterale (lati) • Lateralizzazione Dx e Sx (presa di coscienza della dominanza) Controllo della motricità fine Immagine del corpo orientata Percezione delle durate (imitazione di gesti) Percezione delle strutture ritmiche • 3 elementi • 4 elementi • 5 elementi • 6 - 7 elementi  • Trascrizione sonora di temi musicali • Percezione delle velocità Spazio• Percezione delle traettorie Tempo

 

 
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Allungamento orientale PDF Stampa E-mail
Corpo e mente Allungamento orientale E’ da qualche tempo che ormai si cercano nuove espressioni motorie finalizzate al raggiungimento della perfezione estetica del corpo.Però è da poco tempo che si sta cercando di valorizzare oltre al raggiungimento della forma fisica anche quella mentale.Una nuova proposta che da libero sfogo interpretativo alla nostra mente  e al nostro corpo, stimolando la nostra fantasia in un mondo che sa di antico ma che si orienta verso tecniche moderne è : L’Orential  Stretching !!!!Questa è una tecnica che ci riporta ad un equilibrio tra muscolatura e articolazioni, un lavoro indispensabile per tutti quegl’alunni che hanno voglia di migliorare la loro coscienza corporale.Questo lavoro funziona come trattamento preventivo o di riabilitazione posturale provocando decontrazioni muscolari liberazioni da tensioni e blocchi energetici.La prima fase di questa lezione ha l’obbiettivo di formare e prepare la muscolatura per eseguire tutti i movimenti con minor dispendio di energia.Più si riesce a controllare le tensioni neuromuscolari meno ci sarà dispendio di energie.La seconda fase di questa lezione utilizza semplici movimenti di Tai Chi Chuan e Tchi Qong.Questo eleva l’alunno ad una conscientizzazione del proprio corpo e dei suoi segmenti (il corpo come centro di energia tra terra e cielo trasferendo questo equilibrio in energia tellurica e cosmica).La parte principale della lezione è composta di esercizi con metodo passivo.La sua implicazione e di un lavoro statico che stimolano gli organi tendinei del Golgi, provocando l’inibizione della contrazione muscolare, con conseguente rilassamento della muscolatura che sta lavorando.Si deve tener presente che qualunque posizione di allungamento sia intrapresa l’arco di movimento deve essere il più lungo possibile mantenendo la postura corretta.La fase finale della lezione è composta da movimenti ritmici anche respiratori che permettono di riportare l’organismo allo stato iniziale ma con una differenza sostanziale di rilassamento e decontrazione muscolo-articolare totale.      Si autorizza la divulgazione di quest'articolo In fede Salvatore Gallo
 
I fattori di esecuzione del... PDF Stampa E-mail

FATTORE DI ESECUZIONE DEL MOVIMENTO 

 

Dai vari campi della ricerca educativa emerge chiara la tendenza a considerare più coerente ed aggrovigliato il legame fra le aree della personalità nelle prime fasi dello sviluppo dell’individuo, per poi assumere progressivamente ciascuna di esse una più chiara e delineata definizione dei propri ambiti e tempi evolutivi, pur restando però unitario il significato della condotta umana.
E’ in questa ottica perciò che l’educazione dell’area corporea, fino al momento della completa strutturazione del suo “schema”, tende ad essere una educazione attraverso il movimento, che si pone essenzialmente l’obiettivo di esercitare e migliorare, grazie al gioco delle funzioni psicomotorie lo sviluppo del sistema nervoso centrale, coordinatore per eccellenza di tutta la sfera individuale.
Esauritosi però questo periodo ed essendosi “specializzata” ciascuna nel proprio settore le facoltà umane ( le operazioni ) logico – formali infatti, superamento si quelle psicomotorie, sono di ordine squisitamente mentale ), l’educazione corporea può anch’essa perseguire scopi che le siano più propri, affrontare con gradualità ed in forma pedagogicamente corretta l’educazione del movimento, che si colloca con precisa fisionomia all’interno del progetto educativo.
La sua attenzione si rivolge allora ad obbiettivi di sviluppo fisiologico generale ( funzione respiratoria e cardiocircolatoria ) e di sviluppo di quelle qualità muscolari ed articolari strettamente collegate alla efficacia del movimento.
Il potenziamento fisiologico si riferisce in particolare modo al miglioramento della funzione cardiorespiratoria, ogni sforzo infatti, proporzionalmente all’aumento del lavoro mescolare, necessità di un aumento del consumo di ossigeno, e quindi di un adattamento metabolico a livello cellulare.
Quando l’impulso motorio perviene alla placca motrice ha inizio la contrazione muscolare grazie ad una serie di processi che trasformano l’energia chimica in energia meccanica; questi processi possono avvenire in regime anaerobico, senza la presenza di ossigeno, ed in regime aerobico, in presenza di ossigeno.
Al regime anaerobico si riferiscono due serie di reazioni: la prima riguarda la scissione dell’acido adenosin – trifosfato e ATP, ed è detta reazione anaerobica alattacida, senza formazione di acido lattico; la seconda si riferisce alla scissione alla scissione del glicogeno, detta reazione anerobica lattacida perché nella sua tappa finale risulta presente acido lattico.
In regime aerobico e quindi in presenza di ossigeno si realizza l’ossidazione di una parte di acido lattico il quale poi si risintetizza in glicogeno fornendo energia necessaria a restituire al muscolo la condizione di riposo.
“Dunque schematicamente le fonti energetiche del lavoro muscolare possono essere distinte, come si è visto, ossidative ( dette più comunemente aerobiche ) ed anossidative (dette anche anaerobiche).
Fra i sistemi di cui la macchina umana può disporre per la produzione di energia, quello più importante è costituito dalle reazioni ossidative che consentono, mediante l’utilizzazione di sostanze energetiche e l’apporto di ossigeno, la produzione di energia di ad alto rendimento e cioè a basso costo, per assolvere quindi alle funzioni del movimento attraverso il sistema di produzione energetica anaerobica invece, il muscolo può ottenere livelli di energia notevolmente maggiori nell’unità di tempo, ma per breve durata.
Riassumendo il meccanismo anaerobico è un sistema che interviene quando il processo ossidativo normale non risulta sufficiente a sopperire alle necessità dell’organismo; esso risulta tuttavia il sistema di scelta quando venga richiesta all’organismo una prestazione lavorativa “esplosiva” caratterizzata perciò dalla liberazione della massima potenza muscolare per breve tempo.

Questi due aspetti della resistenza organica, una aerobica l’altra anaerobica, fanno si che le varie attività sportive siano state classificate in:

PREVALENTEMENTE ANAEROBICHE quelle la cui durata varia da 20 a 40-45 secondi e vi appartengono, ad esempio, le corse veloci, di atletica leggera e di ciclismo su pista, il pattinaggio veloce ecc.

Attività ad impegno AEROBICO-ANEROBICO PASSIVO, la cui durata dello sforzo varia tra i 40 secondi ed i 4 o 5 minuti, come i 400 e gli 800 metri piani dell’atletica leggera, i 100 e 200 metri nel nuoto, ecc.

Attività prevalentemente AEROBICHE la cui durata è superiore ai 5 minuti come la marcia, alcune gare di nuoto, lezione di ginnastica aerobica, la corsa piana di mezzofondo, ecc.

Attività ad impegno AEROBICO-ANAEROBICO ALTERNATO cui appartengono la maggior parte degli sport di squadra, il tennis, alcune gare di ciclismo.

Il lavoro di potenziamento aerobico dunque si rivolge all’attività del cuore, dei vasi e della respirazione affinchè attraverso gli scambi ossidativi essi pareggino il conto con le aumentate richieste da parte dell’organismo.
Grande importanza assume in questo ambito l’aumentata “capillarizzazione” che permette un maggior afflusso sanguigno; esso si raggiunge, secondo moderne vedute attraverso stimoli di media intensità, cosicchè la corsa prolungata di media velocità risponderebbe bene a questo scopo.

 
Ginnastica Respiratoria PDF Stampa E-mail
Prima di approfondire il discorso sugli esercizi respiratori e suoi benefici e per meglio comprendere le funzioni di questa tecnica e le problematiche che ne derivano, e’ necessario avere una idea sulla struttura anatomica del muscolo diaframma.

Il Diaframma.

Il muscolo diaframma (vedi fig.) e’ impari, piatto, e cupiforme, costituito in parte da tessuto carnoso (fibre striate) ed in parte da tessuto tendineo. Sebbene gli sportivi abbiano una buona percezione del proprio corpo,non tutti sono coscienti dei movimenti del diaframma e della meccanica respiratoria.
Sara’ facile immagginare questo muscolo come un piano orizzontale che divide la fascia ad-dominale da quella toracica.Cosi’ un coperchio e’ ricurvo,la sua parte concava e’rivolta verso il basso e costituisce “la volta diaframmatica”.
Questa cupola si abbassa in fase di inspirazione, esercitando una notevole pressione su tutta la cavita’addominale e sugli organi in essa contenuti. Pertanto,oltre alla funzione respiratoria questo muscolo riveste particolare importanza per la defecazione, la minzione ed il parto. A causa di questo fenomeno , esercitando un’ accentuata respirazione diaframmatica, si ha quasi l’impressione che la pancia si gonfi.
La ginnastica respiratoria con la ginnastica addominale è senza dubbio vantaggiosa per le funzioni digestive nonché per il mantenimento dell’ aspetto addominale.
La conformazione del diaframma viena influenzata, nel tempo,dalle variazioni morfologiche che la cassa toracica subisce a seguito dell’allenamento(come dimostrato dalle ultime ricerche) dei processi di sviluppo e di invecchiamento.D’altronde, la dinamica del diaframma e’direttamente a quella del torace con una caratteristica peculiare : pur essendo un muscolo striato , il diaframma contraendo le sue fibre , non causa l’avvicinamento nelle zone di intersezione bensi’ consente l’espansione delle costole. Questo avviene per la configurazione a cupola del muscolo che,in fase di contrazione (durante l’inspirazione), si appiatisce verso il basso aumentando la propia superfice. E’ quindi evidente che una buona contrazione ed estensione del diaframma determina l’espansione della parte bassa del torace con l’aumento dei relativi diametri. Durante la respirazione normale l’azione di questo muscolo e’ involontaria, tuttavia, con la presa di coscienza, le fasi di contrazione possono essere controllate volontariamente. Dopo il decimo anno di vita si nota una differenza della respirazione nei due sessi. Nel maschio si evidenzia un’attivita’ respiratoria di tipo addominale (diaframmatica) , mentre nelle donne prevale la respirazione toracica.. E’una predisposizione naturale che consente di evitare pressioni sul feto in fase di gravidanza , infatti in questi mesi si nota un innalzamento totale della volta diaframmatica.
Per eseguire un esercizio complesso come la Ginnastica Respiraroria e’ indispensabile prendere coscienza degli atti respiratori con una serie di esercizi propedeutici, senza carico.

Fase propedeutica

L’educazione dell’atto respiratorio completo presuppone l’apprendimento della respirazione addominale e di quella toracica .Certamente s’ incontreranno maggiori difficolta’ nella presa di coscienza della respirazione addominale , soprattutto nei soggetti femminili che , come abbiamo visto , per natura , hanno tendenza alla respirazione toracica.
E’ importante che prima di iniziare gli esercizi respiratori , il soggetto si trovi in uno stato di completa rilassatezza.
Normalmente, questo tipo di ginnastica la faccio eseguire ai miei allievi dopo una seduta di Stretching Psico-somatico, ma può essere una lezione a se abbinata settimanalmente allo sport che uno vuole svolgere. A questo punto si consiglia all’insegnante di abbassare l’ intensita’ della luce in sala , magari accompagata da una buona musica al fine di aiutare a rilassarsi.
Vediamo adesso alcuni esercizi da poter eseguire : “la pancia che si gonfia”. La componente visiva contribuisce molto ai fini dell’apprendimento: il soggetto deve guardare e rendersi conto della meccanica respiratoria.
Secondo alcuni autori , medici , conoscenti e specializzati del settore Aerobico-Fitness , questa posizione rende difficile il rilassamento , ma per evitare tale inconveniente , sara’ sufficiente trovare appogio per la schiena ad una parete.E’ comunque preferibile iniziare in questo modo per dare priorita’ alle afferenze visive e per favorire con la forza di gravita’ , la discesa del diaframma. Nelle sedute successive si passera’ in posizione in decupito supino , con le gambe semiflesse e i piedi a terra.Esercitando una leggera pressione con le mani sull’addome si aumenteranno le afferen-ze propiocettive e tattili per percepire meglio il movimento del diaframma ; infine, per aumentere l’intensita’ dello sforzo e per migliorare le capacita’ contrattili del muscolo , sara’ utile posare un piccolo disco di metallo sull’addome oppure assumere la posizione da decupito prono opponendo cosi’ resistenza alla respirazione.
Dopo aver deticato questa serie di esercizi all’apprendimento della respirazione diaframmatica , si continuera’ nella posizione di decupito supino con le mani che poggiano rispettivamente sull’addo-me e sul torace per avvertire gli spostamenti differenziati delle due parti .
Prima di proseguire ,eseguiremo anche qualche esercitazione di respirazione toracica,fermo restan-
do sul diaframma..Si inizia cosi’ la presa di coscienza dell’atto respiratorio completo : dopo una
profonda e lenta espirazione , si susseguono l’inspirazione addominale la toracica-inferiore , e la
toracica-superiore . L’attenzione sara’ rivolta al massimo riempimento della sacca polmonare in
ogni sua porzione , dal basso verso l’alto .
Fino ad oggi ho potuto constatare che occorono poche sedute propedeutiche per avere gia’ dei buo-ni risultati ma, in caso contrario, il soggetto potra’ ripetere gli esercizi a casa, nelle condizioni e nei momenti piu’gli aggradano.I casi di insuccesso sono dovuti spesso all’incapacita’di raggiungere un buon grado di rilassamento; se tale situazione dovesse persistere , occorrera’ educare con tecniche specifiche .
L’aumento degli atti respiratori(polipnea),la riduzione della capacita’polmonare e della ventilazione alveolare,sono un problema tipico dell’eta’avanzata che si riflette sul trofismo dei tessuti accelleran-do i processi di invecchiamento.Se la quantita’ di ossigeno non e’sufficiente a soddisfare le necessi-ta’ dell’organismo,il cuore compensa questa carenza con una maggiore attivita’. Normalmente , ad ogni atto respirazione corrispondono quattro-cinque contrazione del miocardio; se questo rapporto si altera , ogni danno sara’ a carico del cuore ,specie se gia’ presente una cardiopatia . Oggi,purtroppo,anche in soggetti giovani si presentano spesso gli stessi problemi associati a sovrap- peso,obesita’,malattia ipocinetica,paramorfismi e dismorfismi vari.Escludendo dall’aspetto terapeu-tico e’ mia intenzione evidenziare la ginnastica respiratoria come attivita’ preventiva e formativa. Non dobbiamo trascurare il fatto che la ginnastica respiratoria e’ in grado di conferire al soggetto un buon portamento: colonna vertebrele eretta, spalle dietro, scapole addotte. Essa , inoltre e’ una precauzionale nei confronti di tutti i paramorfismi del rachide , degli atteggiamenti viziati in genere per l’effetto tonico che esercita su tutta la muscolatura addominale e paravertebrale. I giovanissimi in particolar modo , necessitano di una buona struttura di base per la vita futura. Faremo eseguire sempre questo tipo di allenamento respiratorio a tutti i giovani e ai giovanissimi che frequentano la palestra perche’ soprattutto loro, posseggono elesticita’ plasmabilita’ delle cartilagini costali e sono qindi pasibili di sorprendenti modificazioni strutturali.

Concludendo ,non posso trascurare gli effetti sulla psiche : gli esercizi sono indicati nei casi di blesita’ negli stati ansiosi e dpressivi, per molti problemi di origine nervosa come pure per tutti
i sintomi da stress . Tutto questo perche’ il controllo della respirazione , implica un controllo psicofisico generale, pertanto utile a tutti dall’adolescente emotivo all’atleta in fase di prepara-zione.
Con l’insrimento della ginnastica respiratoria nei programmi di all’ellenamento , otterremo una maggiore completezza che trovera’ sempre il consenso delle classi mediche. Ogni Istruttore o EDUCATORE FISICO ha il dovere di non trascurare questo aspetto educativo tanto importante per la formazione dell’essere sano e completo.


Autore articolo: Salvatore Gallo
 
 
Potenzionamento Muscolare PDF Stampa E-mail

La principale funzione muscolare è quella di produrre lavoro meccanico; potenziare il muscolo e tutte le sue qualità e dilatare l’orizzonte di adattabilità umana a situazioni quotidiane anche complesse, migliorare il rendimento nel lavoro, acquisire dei “saper fare” e quindi delle “prassie” sempre più elaborate e raffinate come nel gesto sportivo, recuperare una pienezza di mezzi e potenzialità corporee messi in crisi dalla civiltà, dall’automazione; significa, in somma vivere il proprio corpo in termini di economicità dello sforzo ed efficacia del risultato.
Lo sviluppo della funzione muscolare, che è legato a molti fattori quali la crescita individuale, l’età, la trasformazione biologico-sessuale, lo sviluppo psicologico, ecc., esige accurati e calibrati interventi, l’uso dei mezzi idonei e appropriati, una attenta finalizzazione degli obbiettivi.
Proprio in rapporto a questi ultimi è difficile individuare le migliori tecniche di potenziamento muscolare; le prestazioni sportive sono la felice combinazione di più qualità muscolari che, individuate ed allenate separatamente, sembrano essere inversamente proporzionali le une dalle altre: se aumenta la velocità di contrazione, ad esempio, si riscontra una diminuzione della forza.
Se ci soffermiamo ad analizzare una specialità sportiva , per esempio, il salto in alto ci accorgeremo infatti che il tipo di impegno muscolare si diversifica nelle varie fasi che lo compongono: potenza e rincorsa, stacco e volo.
Per il potenziamento muscolare vengono impiegate una finalità di tecniche diverse e ciò dimostra la complessità e la difficoltà di operare il miglior compromesso in modo di aumentare sia la forza che la velocità di movimento.

Le tecniche usate sono:

ISOTONICHE, le più impiegate sia a livello amatoriale che negli allenamenti di atleti professionisti. Consistono nel sollevamento ripetuto di pesi o la trazione verso il basso di manubri che agiscono su carrucola a cui è attaccato il peso ( vedi macchine per centri sportivi ). I risultati che si ottengono a volte sono contrastanti e non facilmente controllabili;
ISOMETRICHE, che sviluppano la forza lavorando contro resistenze fisse. Bisogna raggiungere valori vicino alla massima tensione muscolare e mantenerli per periodi di poco superiori ai due (2) secondi, tali da permettere il reclutamento di tutte le fibre muscolari;
ISOCINETICHE, che sviluppano la forza lavorando contro manovelle o pedali che si spostano velocità costante, gli ergometri isocinetici; rispetto alle altre tecniche, queste ultime producono meno dolenzia muscolare.

Nelle ‘applicazioni di queste metodiche occorre tenere conto della facilità con cui si possono causare traumi al sistema muscolare in quanto il muscolo, insieme con la parte ossea dell’inserzione tendinea, costituisce il segmento di minor resistenza della leva ossea.
Possiamo dividere le qualità muscolari in due gruppi:

CONDIZIONALI,
COORDINATIVE.

Le qualità Condizionali sono legate a fattori energetici e sono costituite dalle caratteristiche biochimiche (glicolisi, ATP, ecc.), morfologiche e funzionali che danno la possibilità ad ogni individuo di poter svolgere qualsiasi attività motoria.
Esse sono:
VELOCITA’ o RAPIDITA’;
FORZA;
RESISTENZA;
SCIOLTEZZA ARTICOLARE.
VELOCITA’ o RAPIDITA’:
la velocità o rapidità è la capacità di compiere gesti o movimenti nel minor tempo possibile. Essa è la risultante di tutta una serie di fattori legati alle qualità innate dell’individuo, alla morfologia neuro-muscolare, alla trasmissione degli impulsi nervosi, ad una buona tecnica esecutiva, alla efficacia ed economicità del gesto.
La velocità di azione dei gruppi muscolari è inversamente proporzionale al peso da sollevare: se il carico è zero, è facile costatare come la velocità di contrazione raggiunga il massimo; al contrario se si aumenta progressivamente il carico si assiste alla progressiva diminuzione della velocità esecutiva.
L’aumento del carico ha inoltre altri effetti sul muscolo, sia in condizione di riposo che in contrazione. Se vengono appesi ad un muscolo piccoli pesi durante il riposo ( rilassamento ), questi modificano la sua lunghezza iniziale accrescendo la tensione passiva.
E’ stato constatato che l’aumento della lunghezza iniziale del muscolo e quindi la sua tensione di riposo, si ripercuote sull’energia della contrazione isotonica, nonché sull’entità della tensione che si sviluppa durante la contrazione isometrica.
Per esercitare e migliorare la velocità (il che è possibile solo relativamente in quanto la conduzione degli impulsi nervosi non è suscettibile di miglioramento) è indispensabile migliorare tutte le altre qualità muscolari e far si che i movimenti vengono eseguiti sempre il più velocemente possibile, evitando però che insorga la fatica, causa di rallentamenti.

FORZA:
la forza è la massima tensione di cui un muscolo è capace quando è sottoposto ad uno stimolo altrettando massimale.
Essa dipende dal numero di fibre muscolari che prendono parte alla contrazione ed è in via approssimativa, proporzionale alla sezione del muscolo.
La massima forza che un muscolo striato può esprimere è rappresentata dalla massima tensione che sviluppa nella contrazione isometrica; nelle contrazioni isotoniche invece la massima forza è data dalla resistenza massima che il muscolo è in grado di spostare, di muovere, di sollevare; al di là di questo limite, infatti, lo sforzo muscolare diventa di tipo isometrico.
Per aumentare la forza muscolare si ricorre ad esercizi con sovraccarichi, a situazioni motorie in cui il muscolo viene stimolato a vincere resistenza sempre maggiori.
I sovraccarichi consistono in pesi, giubbotti zavorrati, palle mediche, bastoni di ferro, manubri, bilancieri, macchine sportive ecc.
L’allenamento sistematico porta ad un elevato sviluppo di tali qualità; comunque, anche se vengono usati gli stessi metodi di allenamento, il grado di sviluppo della forza muscolare sarà differente nei vari soggetti. Tale diversità di sviluppo è legata alle caratteristiche somatiche dei soggetti: gli individui alti, quelli con ossatura piccola, raggiungono un grado di sviluppo prima di coloro che sono dotati di ossa grosse e sono costituzionalmente brevilinei.
Gli allenamenti per lo sviluppo della forza devono essere sempre preceduti da esercizi di riscaldamento generale, di scioltezza articolare, ecc. per almeno 8 – 10 minuti.
Gli esercizi per lo sviluppo della forza possono essere eseguiti in varie forme, sollevando dei pesi, vincendo la resistenza del proprio corpo o quello di un compagno, di attrezzi fissi o mobili.
E’ indispensabile da parte dell’insegnante conoscere i principi fondamentali dell’allenamento della forza, il peso degli attrezzi, il numero delle ripetizioni, il ritmo delle esecuzioni, la durata degli intervalli, ecc.. Tali principi sono da tenere presente indipendentemente dalla metodica.

RESISTENZA

La resistenza è la capacità che un organismo ha di tollerare e sostenere un lavoro prolungato nel tempo e di ritardare gli effetti legati all fatica; essa consente di poter sopportare a lungo un carico di lavoro di elevata intensità.
La resistenza può essere migliorata o acquisita mediante l’esecuzione e la ripetizione di esercizi (allenamento).
Per poterla sviluppare occorre che i carichi di lavoro imposti siano affrontati progressivamente e gradatamente; all’inizio gli esercizi devono essere blandi e lenti, intervallati da pause per migliorare ed attivare le grandi funzioni cardio-respiratorie e quelle coordinative.
Occorre insomma tenere presente sempre la distribuzione razionale dei carichi di lavoro, il numero delle ripetizioni e gli intervalli che devono essere in relazione alla quantità ed alla durata del lavoro scelto, alla progressività dell’intensità.
Abbiamo vari tipi di resistenza:
Resistenza di lunga durata, è quella necessaria per sopportare lavori che si svolgono per più di 8 minuti e senza diminuire la velocità.
Resistenza di media durata, è quella indispensabile a svolgere un lavoro la cui durata sia compresa tra i 2 e gli 8 minuti.
Resistenza di breve durata, si riferisce ad un lavoro che si protrae dai 45 secondi ai 2 minuti.
Resistenza di forza e velocità, è quella in cui l’attività muscolare non supera i 4 secondi e viene impiegata soltanto energia di provenienza anaerobica alattacida; la demolizione della fosfocreatina. Fanno parte di questa categoria tutti gli sport in cui è determinante ciò che viene definito come POTENZA, ovvero il prodotto della forza per l velocità (salti, lanci, ecc.).
Comunque lo sviluppo della resistenza si può ottenere o con esercizi veloci e di breve durata, circuito continuo che prevedono il superamento in successione e progressione di varie difficoltà,
ripetutamente per 3 o 4 volte, a seconda delle caratteristiche della specialità cui l’allenamento è finalizzato.

SCIOLTEZZA ARTICOLARE:
per scioltezza o mobilità articolare s’intende la capacità di eseguire con grande escursione, al limite consentito funzionalmente dalla articolazione.
Questa capacità che viene chiamata anche flessibilità, scioltezza, ecc., permette l’esecuzione corretta ed efficace di movimenti e gesti tecnici.
Influiscono sull’ampiezza dei movimenti l’elasticità muscolare (lunghezza che il muscolo può raggiungere), l’apparato legamentoso e della capsula articolare ed, in parte, anche la posizione ed il collegamento delle facce muscolari, ecc.
A questa capacità concorrono varie cause: la forza del muscolo agonista, responsabile del movimento, che deve essere sufficiente a determinare l’ampiezza del movimento desiderata; la capacità degli antagonisti di distendersi ed allungarsi per consentire l’ampiezza del movimento; lo stato delle cartilagini e delle superfici di scorrimento; la capacità di distensione dei legamenti; la posizione ed il collegamento delle facce articolari.
Se la distensione degli antagonisti avviene con il minimo di ritardo ed è incompleta, si determina un maggior dispendio di energia da parte degli agonisti (affaticamento), e la prestazione ne risulta compromessa.
Tanto nella preparazione finalizzata alle attività sportiva quanto in un programma generale di preparazione “di base” non bisogna mai trascurare l’attività di mobilizzazione e scioltezza articolare in quanto una scarsa mobiltà limita l’apprendimento del gesto e il perfezionamento delle abilità motorie.
Per migliorare la scioltezza articolare si usano esercizi attivi e passivi eseguiti sempre in modo graduale, progressivo e continuo senza mai provocare stati di sofferenza.
Sono molto utili gli esercizi eseguiti nella forma attiva che si avvale della forza centrifuga e centripeta nonché della forza di gravità per aumentare l’escursione del movimento.
L’apporto più vistoso alla scioltezza articolare è dato dal rilassamento segmentario che, a partire da una mobilizzazione articolare molto ricca e varia fa sì che l’attività riflessa giochi il suo ruolo nella regolazione tonica evitando l’insorgere di contrazioni piramidali.

CAPACITA’ COORDINATIVE
Le capacità coordinative sono quelle che interessano tutti i processi di regolazione e di controllo dei movimenti per mezzo di strutture nervose che si trovano ai vari livelli del sistema nervoso centrale: il livello spinale coinvolto nell’attività riflesse incondizionali, la sottocorteccia nelle attività riflesse condizionate, la corteccia dove si realizzano le attività motorie volontarie.
Mentre le abilità motorie sono i presupposti immediati per l’esecuzione specifica di una singola prestazione, le capacità coordinative sono il presupposto essenziale per svolgere infinite serie di attività.
Le capacità coordinative non sono innate ma si sviluppano, migliorano partendo da prerequisiti elementari, nel confronto attivo che l’individuo ha con l’ambiente.
Vi sono correlazioni e rapporti di subordinazione tra lo sviluppo delle capacità coordinative e quello delle abilità motorie; acquisire queste ultime significa contemporaneamente migliorare lo sviluppo delle coordinative, ciò è basato su processi e leggi della coordinazione motoria.

Le capacita coordinative sono:

L’apprendimento motorio;
L’equilibrio;
L’elasticità del movimento;
La capacità di combinazione motoria;
La fantasia motoria;
La capacità di adattamento e di trasformazione dei movimenti;
La capacità di controllo motorio;
La capacità di differenziazione spazio-temporale;
La capacità di orientamento.
Migliorare le qualità ed il rendimento di tutte le capacità coordinative e motorie, sta nella capacità dell’individuo di adattarsi biologicamente e psicologicamente alle condizioni dell’ambiente che lo ospita ed è in funzione di queste condizioni che si organizzano le sue strutture biologiche e si realizzano i suoi comportamenti.

Autore articolo: Salvatore Gallo

 
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LE CARATTERISTICHE DI UN BRAVI INSEGNANTE IN UNA LEZIONE DI GINNASTICA MUSICALE

Un iscritto vi chiede a quale lezione dovrebbe partecipare. Che cosa gli rispondete?

Se in questi casi siete soliti consigliare di seguire una lezione per principianti o intermedi, non siete i soli a farlo. Per tanto tempo abbiamo classificato le persone in base al loro livello di fitness e alla loro capacità di coordinazione, ragion per cui pochi pensano all’alternativa: mettere tutti, principianti e avanzati, nella stessa classe. Se vogliamo raggiungere una più ampia gamma di individui dobbiamo insegnare tenendo a mente il singolo. Offrire diverse possibilità e ideare workout fatti su misura per bisogni individuali è problematico se desideriamo evitare che si formino classi esclusive.

C’è chi pensa che se una lezione è molto seguita, ha senso focalizzare l’insegnamento, la coreografia e la complessità della classe sui “regolari”, perché fare altrimenti potrebbe essere alienante per loro.

Quelli che noi riteniamo “regolari” sono in realtà più flessibili di quanto non crediamo, e nella maggior parte dei casi seguono proprio la vostra lezione perché amano la vostra leadership. Credono in voi e sono in sintonia con la vostra personalità e, se ne hanno la possibilità, si adattano volentieri ai cambiamenti, anche se ciò significa trovarsi con persone che hanno diversi livelli di fitness e di coordinazione.

Il fatto di insegnare a classi meno esclusive ed eterogenee può, di primo acchito, essere collegato alla semplicità e alla noia, mentre in realtà è una preziosa esperienza di insegnamento, perché prevede la condivisione di conoscenze, e la guida e formazione degli individui.

Ciò porta a una maggiore connessione con l’intera classe mentre l’eccessiva preoccupazione per la coreografia spesso riduce la reale possibilità di “insegnare”.

Insegnare la coreografia

Tutti noi abbiamo visto persone nella sala di aerobica restare indietro quando viene spiegata una coreografia. Poche ripetizioni e passaggi veloci, se stimolanti per alcuni, possono risultare frustranti per altri. E’ vero che routine complicate migliorano la coordinazione e l’agilità, ma spesso vengono trascinate dietro senza trarre benefici dal workout.

Non è la coreografia che provoca confusione, bensì il modo in cui questa viene spiegata. Un bravo istruttore è in grado di ideare e insegnare una certa coreografia in base al livello dei partecipanti. Ciò che rende un istruttore un vero professionista è la capacità di adattare la coreografia alle esigenze dei propri allievi, senza avere l’impressione che questo possa in qualche modo mettere in dubbio o compromettere la propria bravura.

E’ importante anche sostenere e aiutare chi non riesce a stare al passo, e incoraggiare queste persone a continuare fino a quando non riescono a eseguire tutti i movimenti.
Invece di proporre alternative o modificare un certo movimento, cercate di restare sulla stessa coreografia un tempo sufficiente a soddisfare ciascun livello di fitness, abilità e agilità. Ciò incoraggia l’allievo a rimanere dove si sente maggiormente a proprio agio, o dove pensa di poter riuscire a incrementare l’intensità di lavoro a seconda dell preparazione (e questo perché voi lavorate insieme con lui). I movimenti dovrebbero essere insegnati utilizzando una curva di apprendimento di base, dando perciò il tempo di “familiarizzare” con i passi, così che il movimento finale possa essere ripetuto poche volte.

E’ importante anche resistere alla tentazione di trascurare passaggi cruciali del rpocesso di apprendimento(come quando, ad esempio, si introduce un movimento con la gamba sinistra). <